Il progetto

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Espr.it è un progetto cui Fondazione CARIPARMA attribuisce una particolare importanza su un duplice versante:
– quello del metodo sperimentale e innovativo con cui intende muoversi;
– quello dell’oggetto di cui intende occuparsi: il welfare.

Il frutto più prezioso della democrazia è in discussione

Il welfare non è il sistema degli interventi a favore dei poveri, ma un insieme di dispositivi a favore di tutti. Abbiamo bisogno dei servizi anche solo per il fatto di attraversare una certa fase della nostra vita: la maggior parte delle somme stanziate per il welfare è dedicata ai servizi per gli anziani e per l’infanzia.

Il welfare insomma è il frutto più prezioso della democrazia; il dispositivo che trasforma un potenziale conflitto in fraternità: attraverso i servizi di welfare i problemi di una famiglia diventano problemi di tutti. Oggi il welfare è in discussione. Da più parti si dice che è una zavorra finanziaria. Ci sono meno soldi a disposizione delle istituzioni mentre aumentano i problemi delle famiglie: la difficoltà di arrivare a fine mese coinvolge persone che fino ad oggi non avevano mai avuto a che fare con questa situazione (vedi approfondimento 1 a lato).

Al contempo le reti sociali e familiari evaporano (vedi approfondimento 2 a lato) e diventa più difficile per cittadini e servizi gestire questi problemi. La crisi economica, mescolata alle attese smisurate che la cultura dominante impone alle nostre esistenze, diffonde risentimento e sfiducia verso le istituzioni (servizi di welfare inclusi). La situazione non è facile, ma smantellare il welfare significherebbe aprire la strada alla violenza, perché welfare e democrazia, come si è detto, sono strettamente legati e perché la democrazia è il dispositivo che l’umanità ha faticosamente costruito nei secoli per trasformare la violenza in disponibilità alla concertazione.

APPROFONDIMENTO 1

Le nuove vulnerabilità del ceto medio

L’infragilimento del ceto medio precede la crisi finanziaria del 2008-2009 (quest’ultima l’ha solo evidenziato-amplificato) e ha le sue radici nella cultura bulimica…. continua

APPROFONDIMENTO 2

Crisi dei legami sociali

Da circa 20 anni la nostra società vede l’evaporazione progressiva dei legami sociali (familiari e di vicinato). Ad esempio nelle province italiane… continua

Generare risorse
In questo contesto c’è chi propone una diminuzione del ruolo del pubblico a favore di un’autoregolazione della società civile e chi al contrario ritiene che un punto di vista in grado di riequilibrare le disuguaglianze possa essere presidiato solo dalle istituzioni, che sono la casa di tutti.
Sembra farsi strada comunque la consapevolezza che senza uno sforzo congiunto di tutte le energie della comunità per generare nuove risorse (vedi approfondimento 3 a lato), non solo finanziarie, ma soprattutto umane (disponibilità personali, reti, azioni in grado di creare reputazione a sua volta utile per attrarre atti di liberalità e investimenti), non sia possibile gestire la crescita esponenziale di queste nuove vulnerabilità.
A questo scopo serve una stretta alleanza tra pubblico e privato sociale e una riorganizzazione della spesa complessiva per il welfare che oggi risulta dispersa su più fronti; è questo un aspetto sul quale sembra esserci ancora poca consapevolezza diffusa.
Questo nuovo welfare generativo rischia di restare uno slogan se non diventa un sistema di pratiche diffuse e connesse. Alcuni stanno sperimentando in questa direzione con esiti incoraggianti. Chi ha ottenuto risultati è uscito dal perimetro degli attori consueti del welfare, coinvolgendo tutta la comunità.
Per farlo servono nuovi tipi di interventi e nuove competenze; questo non perché i servizi (a Parma peraltro ottimi) abbiano lavorato male in passato, ma perché il loro oggetto di lavoro (la società) è profondamente mutato. Insomma per suonare una musica nuova serve assemblare musicisti eterogenei.
Non è semplice, perché far entrare in gioco nuovi attori è poco rassicurante rispetto ad abitudini consolidate. Tuttavia la tendenza allo scivolamento verso la povertà della maggioranza dei cittadini non sembra arrestabile e non è immaginabile che il nostro sistema di welfare (pubblico + terzo settore), calibrato su un 3% di poveri, possa reggere questo impatto.

Il ruolo delle fondazioni di origine bancaria
Ed è proprio nell’ottica dell’allestimento di contesti dialogici e concertativi tra attori diversi che ci sembra si possa giocare con maggior profitto il ruolo delle fondazioni di origine bancaria in generale e di Fondazione CARIPARMA nello specifico. Si tratta di Enti che gestiscono patrimoni frutto dell’impegno e dei risparmi delle comunità locali e sono collocate per loro natura in una posizione di terzietà rispetto ai diversi attori locali e possono favorire l’uscita da perimetri culturali e organizzativi che sono quasi sempre di ostacolo alla generazione di nuove risposte e nuove risorse co-prodotte dalla comunità.

APPROFONDIMENTO 3

Welfare generativo

Mentre il confronto a livello nazionale sullo Stato sociale registra oggi una polarizzazione del dibattito intorno a modelli che propongono da un lato… continua

Far crescere una nuova cultura attraverso nuove azioni
La sfida del nuovo welfare generativo e comunitario è complessa: per questo richiede non solo nuove iniziative e nuovi attori, ma anche nuove competenze (vedi approfondimento 4 a lato) che non sembrano ancora molto diffuse.
A livello micro (nel faccia a faccia con la gente) occorre saper andare verso per agganciare -con modalità adeguate- fragilità che spesso si vergognano a mostrarsi, attivare disponibilità a collaborare in persone che in prima battuta manifestano spesso solo risentimento, fare manutenzione delle nuove forme di vita sociale (veri e propri nuovi corpi intermedi) in cui consistono le iniziative che questa solidarietà in un tempo precario è in grado di allestire.
A livello macro (nei luoghi del coordinamento, della progettazione e del monitoraggio) bisogna saper scovare queste risorse (scouting), connetterle e combinarle in modo nuovo (brokering) e accompagnare la loro crescita predisponendo dispositivi adeguati (tutoring).
Fondazione CARIPARMA con il progetto Espr.it ha deciso di muoversi in questa direzione, proponendosi di accompagnare e facilitare la genesi di più laboratori di progettazione concertata sui problemi della comunità e sulle risorse per gestirli. Ci è sembrata questa la via migliore per far crescere una nuova cultura del welfare: non calata dall’alto, ma – etimologicamente – frutto della coltivazione del dialogo tra differenze ed esperienze.
In questo consiste quel metodo sperimentale e innovativo, di cui si è detto all’inizio, che rende Espr.it un progetto importante.

APPROFONDIMENTO 4

Nuove competenze per il welfare generativo

Per promuovere una scommessa come questa servono nuove attrezzature mentali, relative non solo alla vision (verso dove e perché), ma anche e… continua

Problemi e risorse del territorio parmense (vedi approfondimento 5 a lato) Espr.it si misurerà con un territorio (la provincia di Parma) che non segnala emergenze visibili, ma che, accanto a indubitabili eccellenze (sia sul piano imprenditoriale che su quello del welfare) e a un tessuto economico che complessivamente tiene (aumento dell’export, PIL che non cala), è attraversato da una trasformazione profonda, benché sottotraccia, dell’humus parmense, proprio nella direzione prima descritta in termini generali (aumento delle vulnerabilità del ceto medio, evaporazione dei legami sociali):
– forte turnover degli abitanti (10% annuo);
– aumento dell’immigrazione: arrivo di una vera e propria “città” di 54.000 stranieri negli ultimi 10 anni (il 100% dell’aumento demografico);
– italiani che incidono per il 60% sul turnover degli abitanti (cambio frequente di lavoro, separazioni,…);
– anziani che aumentano solo oltre gli 85 anni (sono 6000 le badanti in provincia: più di tutti gli operatori sociali e sanitari, pubblici e privati messi insieme);
– le famiglie con un solo componente in quarant’anni sono quasi triplicate e oggi sono il 36% del totale;
– il 17% dei minori della città di Parma è seguito dai servizi sociali;
– negli ultimi 4 anni si è registrato un aumento del 162% delle sofferenze bancarie tra le famiglie;
– la provincia di Parma ha il tasso più elevato di insuccesso scolastico in Emilia-Romagna nelle scuole medie superiori;
– ci sono 35.000 lavoratori vulnerabili (in cassa integrazione o iscritti alle liste di disoccupazione);
– sono 6.300 i dementi e sono 1.000 i nuovi casi di demenza ogni anno;
– sono quasi 7.000 i pazienti psichiatrici che utilizzano il servizio pubblico: la diagnosi prevalente è quella di depressione;
– a Parma la montagna rappresenta di gran lunga la porzione più ampia del territorio provinciale: una delle sue peculiarità è la percentuale più alta in Italia – insieme a Liguria e Campania- di terreno agricolo abbandonato (non sono dunque un caso i consistenti movimenti franosi in questi contesti).
Non è un elenco per spaventare, ma un insieme di possibili punti di partenza. La grande trasformazione in atto nel mondo lascia le sue tracce (a volte
invisibili a occhio nudo a volte tanto visibili da essere accecanti) anche nella nostra provincia.

APPROFONDIMENTO 5

Alcune annotazioni su dati di sfondo relativi alla provincia di Parma

Demografia
– balzo demografico tutto concentrato negli ultimi 12 anni; …. continua


Come ci muoveremo
Le fasi del percorso e il loro obiettivi

Fase 1 (ottobre 2014 – febbraio 2015)
Esplorazione, sollecitazione e ascolto del contesto parmense

Abbiamo pensato di dedicare un tempo consistente ad esplorare, sollecitare ed ascoltare il territorio non con l’obiettivo di realizzare una mappatura esaustiva e incontrovertibile, ma perché per generare disponibilità a investire energie da parte di singoli e organizzazioni serve tempo, il tempo necessario per costruire fiducia. La prima fase è dunque una fase conoscitiva del contesto (problemi, risorse, suggerimenti): non andiamo a caccia di fondi o di progetti da finanziare, ma di idee generative da sostenere in forme che verranno decise in seguito a seconda del valore di queste idee e delle esigenze del contesto.

Stiamo incontrando attori molto diversi: istituzioni pubbliche, terzo settore, scuole, imprese, banche (soprattutto –com’è naturale- Cariparma-Credit Agricole, istituto di credito diffuso e radicato in tutta la nostra provincia); in particolare con 5 istituti medi superiori collocati nei quattro distretti della provincia allestiremo un percorso dedicato a valorizzare le capacità esplorative degli studenti rispetto ai cambiamenti avvenuti nel contesto provinciale.

L’ esito atteso di questo insieme di colloqui e iniziative, è una serie di indicazioni relative a:
– oggetti di intervento;
– modalità di intervento;
– esperienze significative in atto;
– connessioni tra le segnalazioni dei diversi attori in grado di aiutarci a costituire i laboratori che caratterizzeranno la seconda fase di Espr.it.

Alcuni momenti in grado di sancire questi esiti potranno essere gli incontri di restituzione alle comunità locali del lavoro svolto dagli studenti dei cinque istituti medi superiori della provincia che verranno organizzati nel maggio 2015.

 

Fase 2 (marzo – ottobre 2016)
Progettazione concertata

La seconda fase del progetto è dedicata alla progettazione degli interventi che Fondazione CARIPARMA potrà sostenere.
Verranno costituiti dei laboratori di idee per la progettazione concertata di iniziative di welfare per il territorio parmense.
In queste sedi, attraverso l’accompagnamento di Fondazione CARIPARMA, si cercherà di valorizzare le energie ideative e la capacità mobilitativa dei diversi attori per costruire progetti condivisi che non saranno messi in gara tra loro: ai vari soggetti si chiederà di convergere.
I vari protagonisti dei laboratori saranno connessi in una community che si incontrerà periodicamente per confrontare lo stato dei lavori e mettere a disposizione reciprocamente spunti progettuali.
Si terranno ovviamente presenti le esigenze dei diversi contesti, ma si privilegerà la qualità dei progetti al di là della loro collocazione territoriale.

Fase 3 (novembre 2016)
Valutazione dei progetti

La terza fase è quella che procederà alla valutazione dei progetti nati dai laboratori di idee. Non sarà necessario un grande sforzo di comprensione poiché, sulla scorta di altre importanti esperienze realizzate da fondazioni bancarie, tutti i laboratori verranno accompagnati da Fondazione CARIPARMA, che si è dotata di un gruppo di esperti di livello nazionale che segue il progetto fin dalla sua nascita e sostiene gli Organi della Fondazione nelle fasi di monitoraggio e nella valutazione di ciò che va via via costruendosi.

Nella valutazione verranno privilegiati tre criteri -guida:
– La capacità di generare nuove risorse umane e finanziarie, specificando quali azioni oggi non attivabili, l’eventuale contributo di Fondazione CARIPARMA consentirebbe di realizzare, indicando un percorso in grado di emanciparsi nel tempo dal contributo della Fondazione stessa;
Innovatività dell’oggetto, che non consiste tanto nella sua originalità, ma nella capacità di uscire dai perimetri delle risposte consuete offerte ai problemi delle famiglie;
L’eterogeneità della rete di partner allestitori del progetto: trovare sinergie tra culture diverse (welfare, imprese, scuole, banche, famiglie, …) è complicato ma spesso molto più fecondo e oggi, crediamo, ineludibile.

Ovviamente nessuno di questi criteri sarà esaustivo in sé.
L’importo del finanziamento non è stabilito a priori:
– potremmo trovarci di fronte a progetti già in grado di reperire nel contesto le risorse per il loro avvio e il loro sostegno nel tempo; in questo caso la Fondazione avrebbe svolto la rilevante funzione di allestire un luogo di concertazione;
– altri potrebbero avere bisogno soltanto di una quota di start-up e magari dopo un anno di un finanziamento più consistente;
– altri ancora potrebbero richiedere un sostegno fin dal loro inizio, anche se varrebbe comunque l’indicazione ad emanciparsi progressivamente dal contributo di Fondazione CARIPARMA dimostrando la capacità di generare nuove risorse.

Fase 4 (da dicembre 2016)
Avvio dei progetti

Una volta scelti i progetti da sostenere, gli attori saranno chiamati ad avviarli nei diversi contesti.
I progetti avranno una durata triennale.
In questo tempo il sostegno di Fondazione CARIPARMA si collocherà su quattro livelli:
Accompagnamento alla gestione della fase di avvio e delle eventuali criticità che insorgessero durante lo sviluppo del progetto locale;
Monitoraggio e valutazione, in particolar modo riguardo al perseguimento dei tre criteri guida di Espr.it;
Allestimento di un laboratorio provinciale di pratiche (prosecuzione della community avviata durante la fase di progettazione) che non avrà la semplice funzione di scambio di esperienze, ma che intende costituire un luogo di apprendimento reciproco a partire dal fare e di riprogettazione degli interventi locali alla luce del confronto con gli altri; il tutto sarà arricchito dall’apporto del gruppo di esperti ingaggiati nel Comitato Scientifico del progetto da Fondazione CARIPARMA;
Eventuali nuovi sostegni finanziari a progetti che, muovendosi nell’ottica della generazione di risorse, si trovassero nella necessità di un’integrazione della somma erogata nel febbraio 2016 (ovviamente anche queste ulteriori erogazioni soggiacerebbero alla regola prima descritta della progressiva emancipazione da Fondazione CARIPARMA).

Ci sembra che il percorso qui descritto si configuri nel suo complesso come avvio, accompagnamento e monitoraggio nell’arco di un quinquennio di un sistema di progetti per il welfare in grado di contribuire alla costruzione di una cultura del welfare comunitario e generativo nella provincia di Parma.
Fondazione CARIPARMA immagina che il raggiungimento anche parziale di questo obiettivo sarebbe ascrivibile in massima parte alle energie presenti in questo territorio. La funzione che intende svolgere la Fondazione riguarda l’allestimento di contesti affinché queste energie già presenti possano svilupparsi e connettersi tra loro. Una funzione discreta, tenace, poco visibile, ma a nostro avviso essenziale per tutta la comunità.


Approfondimenti

 

Approfondimento 1
Le nuove vulnerabilità del ceto medio

L’infragilimento del ceto medio precede la crisi finanziaria del 2008-2009 (quest’ultima l’ha solo evidenziato-amplificato) e ha le sue radici nella cultura bulimica e iperprestativa dominante che ci induce a comprare, agire, desiderare (beni, diritti, servizi, …) in misura molto maggiore rispetto a ciò che è possibile a noi come singoli e come consorzio umano. Lo slogan di quest’epoca (che dopo il ’68 è succeduta a un tempo gravido di costrizioni) è su per giù il seguente: “finalmente sei libero, ma devi arrangiarti da solo nel mare di opportunità che ti circonda; se non riesci a realizzarti con tutto questo ben di Dio a disposizione, sei un fallito”. Si genera così uno stigma sotterraneo per chi non è “all’altezza” e una diffusa vergogna nel chiedere aiuto quando ci si trova in condizioni di bisogno; ma anche un’esistenza trafelata, dopata e una percezione di costante inadeguatezza rispetto alla perfezione dei modelli proposti. Non a caso depressione e indebitamento nelle famiglie sono in crescita esponenziale.

I nuovi vulnerabili sono persone in genere proprietarie di un’abitazione, con un titolo di studio che va oltre la scuola dell’obbligo, con un reddito da lavoro e tuttavia spesso con una condizione economica traballante dovuta al combinato disposto di una vita vissuta al di sopra delle proprie possibilità e della debolezza delle reti parentali e sociali. Ciò produce uno scivolamento silenzioso verso la povertà a motivo di eventi che negli anni ’60 e ’70 appartenevano alla “naturalità” delle svolgimento della vita di una famiglia (perdita temporanea del lavoro, separazioni coniugali, nonni che da caregiver dei nipoti si trasformano in persone dementi da assistere) e che oggi la penuria di legami trasforma in fattori di impoverimento.

A questo esodo silente verso la povertà si aggiunge un ri-sentimento verso le istituzioni (che, investite di attese illimitate come si conviene alla cultura dominante, diventano per definizione inadeguate) e un “auto-esodamento” (di recente meno silenzioso) dalla cittadinanza.
Se negli anni ‘80 la società era composta da 2/3 di cittadini benestanti, oggi abbiamo una nuova società di 2/3 di persone vulnerabili.
È questo oggi il principale problema del welfare, ma anche della democrazia.
L’addensarsi intorno alla soglia della povertà di una massa di penultimi e terzultimi, nel caso precipitasse verso la marginalità, costituirebbe una quantità di nuovi ultimi ingestibile sia per i servizi pubblici che per il volontariato, con le conseguenze che si possono immaginare rispetto alla percezione collettiva della povertà e al consenso verso le amministrazioni locali.
Intercettare i vulnerabili oggi, quando hanno ancora una dotazione ragguardevole di risorse per gestire i problemi che li attraversano, significa dedicare tempo per ascoltare ri-orientare lo stile di vita. Intercettarli domani, quando saranno necessari soprattutto soldi, renderà impossibile l’intervento.
Questi cittadini vanno aiutati a trasformare una posizione meramente rivendicativa in un’altra capace di co-generare, insieme a istituzioni e terzo settore, nuove risposte (nuovi servizi) da progettare e gestire in modo partecipato.
Ciò non significa dimenticare gli ultimi, ma rappresentarsi che, lavorare per generare nuove risorse tra i vulnerabili significa creare un contesto sociale più ospitale anche per gli ultimi.

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Approfondimento 2
Crisi dei legami sociali

Da circa 20 anni la nostra società vede l’evaporazione progressiva dei legami sociali (familiari e di vicinato). Ad esempio nelle province italiane (e Parma non fa eccezione) la media del turnover annuale della popolazione è del 10%, con inevitabili effetti sulla coesione sociale. Lo sbriciolamento di queste tessiture relazionali ha creato una nuova scena in cui si svolge la vita dei cittadini e i rapporti tra questi, le istituzioni e i corpi intermedi. Se fino a 20 anni fa Pubblica amministrazione, terzo settore, partiti politici e sindacati operavano fruendo “naturalmente” di un fitto tessuto di relazioni, oggi quegli stessi soggetti si trovano ad avere un “intorno” circoscritto di persone con cui sono in stretta relazione (anche se spesso le esperienze di solidarietà promosse dalla società civile finiscono per perimetrarsi all’interno del loro ambito), mentre aumenta (anzi è ormai maggioritaria) un’area di cittadini che non ha rapporti con nessuno di questi soggetti, che vive relazioni sociali esigue, entro le quali sviluppa solitudine e individualismo. In questa nuova situazione è necessario per tutti gli attori sociali che popolavano la scena precedente ‘farsi soglia’ verso queste nuove aree a legami sociali evaporati, attualizzando in senso nuovo gli articoli della Costituzione che sanciscono il principio di sussidiarietà (artt. 2 e 118). La Costituzione è stata pensata in un momento in cui erano forti i legami sociali e dunque giustamente segnala l’esigenza che lo Stato non si intrometta nelle attività che formazioni minori sono in grado di svolgere. La nuova situazione impone però di accompagnare la generazione di nuovi legami sociali. È una scommessa su cui tutti gli attori della comunità sono chiamati ad un impegno congiunto.

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Approfondimento 3
Welfare generativo

Mentre il confronto a livello nazionale sullo Stato sociale registra oggi una polarizzazione del dibattito intorno a modelli che propongono da un lato una deregulation indiscriminata (con un eventuale welfare integrativo a pagamento) e dall’altro la gestione della decadenza in salsa accreditata di servizi eccellenti, ma calibrati sulla società di 15 anni fa (mentre intorno crescono forme di auto-organizzazione sommersa o for profit), sembra maggiormente fruttuosa una via che, più che “terza” o “intermedia”, è semplicemente diversa ed è caratterizzata da alcuni obiettivi fondamentali:

  1. generare nuove risorse corresponsabilizzando cittadini e forze della società civile, con un ruolo di regia del pubblico visto non come gestore o controllore ossessivo, ma come broker di territorio, capace di accompagnare la crescita di nuove risposte e di favorirne l’autonomia all’interno di un mercato sociale co-costruito e co-gestito da pubblico, privato sociale, cittadini attivi e imprese.
  2. cercare collaboratori (più che utenti) con cui gestire i problemi, (sia nel senso che agli utenti va chiesta collaborazione , sia nel senso che nuovi attori vanno chiamati in causa: vicini di casa, vigili urbani, gestori di esercizi commerciali, …); più che una proliferazione infinita di operatori sociali (del resto impossibile per la diminuzione delle risorse finanziarie) è importante sviluppare attenzioni psicosociali fra gli attori che gestiscono quotidianamente grandi quantità di relazioni con i cittadini.
  3. andare verso i nuovi vulnerabili che hanno vergogna a mostrare le loro fragilità, anziché attenderli in qualche servizio.
  4. far transitare le istanze dei singoli dall’ “io” al “noi”, favorendo la costruzione di contesti in cui sia possibile un’elaborazione collettiva dei disagi individuali, spesso ancora non consapevolmente formulati come richieste o problemi, generando risposte a quegli stessi problemi; far transitare le persone dall’io al noi assomiglia molto a quello che gli economisti chiamano aggregazione della domanda.
  5. individuare oggetti di intervento utili, circoscritti e non stigmatizzanti (le nuove vulnerabilità sono timorose di mostrarsi).
  6. dare nomi nuovi a problemi nuovi e dunque andare oltre le categorie tradizionali di utenti stratificatesi nel tempo all’interno della Pubblica amministrazione per evitare di ridursi ad erogare un welfare di nicchia, in grado di intercettare solo chi è individuato dal mandato istituzionale o chi- per abitudine, disperazione o scaltrezza – è in grado di chiedere/accedere ai servizi.

Le progettualità sociali di cui si sta parlando sono nuove forme di vita di cui bisogna prendersi cura come ogni genitore dovrebbe fare per le creature che mette al mondo. È una delicata attività insieme di tutoring (accompagnamento e facilitazione nelle asperità di percorsi sociali sempre meno tutelati dagli antichi airbag dei reticoli consolidati), scouting (reperimento e valorizzazione delle risorse sociali non viste e allo stato incoativo) e brokering (connessione tra risorse irrelate) non molto dissimile da quanto fanno le imprese quando investono su un nuovo prototipo.

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Approfondimento 4
Nuove competenze per il welfare generativo

Per promuovere una scommessa come questa servono nuove attrezzature mentali, relative non solo alla vision (verso dove e perché), ma anche e soprattutto ai dispositivi metodologici e organizzativi (come). In pratica servono competenze nuove su cui viene portata ancora troppo poco l’attenzione e su cui l’università tarda a muoversi.

Di seguito descriviamo in breve quelli che ci sembrano essere i tre capisaldi di questo novo orientamento.

Aggancio. Nel lavoro sociale capita sempre più spesso di imbattersi in frasi del tipo “ho inviato la lettera a tutti gli abitanti del quartiere, ho sollecitato tutte le associazioni e ci siamo ritrovati in tre”. L’evaporazione dei legami sociali e la perimetrazione autoreferenziale delle nuove forme di solidarietà, chiede modalità non tradizionali di aggancio dei cittadini, soprattutto se ci si propone di coinvolgere persone che non si rivolgono ai servizi pur essendo attraversate da consistenti problemi:   meglio un passaparola allestito tramite figure di riferimento del paese/quartiere o una cena di caseggiato in cui si va a bussare alle porte cui non bussa mai nessuno rispetto a lettere o mail (Facebook e sms sono invece utilissimi per certe fasce di popolazione).
Un altro aspetto centrale relativo all’aggancio riguarda la scelta di oggetti di lavoro circoscritti, utili e non stigmatizzanti: per connettersi con persone indebitate che hanno vergogna a mostrare la loro situazione, avrà poco successo un corso di formazione sul bilancio famigliare, mentre sembra più promettente convocare un incontro sulle modalità attraverso le quali risparmiare sulle utenze fisse, sulle opportunità per   andare in vacanza a prezzi contenuti insieme ad altre famiglie, sull’allestimento di uno spazio per il riuso o lo scambio di oggetti, …
Ogni oggetto (ogni luogo che intercetta cittadini di vari strati sociali, ogni persona addetta alla gestione di questi luoghi) è una “scusa”, una “porta” per intercettare i nuovi vulnerabili (esempio di oggetto: iniezioni a domicilio per anziani fragili eseguite da infermieri volontari; esempio di luoghi: sportelli dei patronati sindacali; esempi di persone: vigili urbani, baristi, farmacisti).
Pensare e proporre questi oggetti richiede creatività e capacità di uscire, ad esempio, da consuetudini che oggi si propongono come iniziative innovative:

Attivazione. Agganciare dei cittadini non significa automaticamente averli a fianco come collaboratori; la costruzione di questa disponibilità richiede particolari attenzioni di ascolto, negoziazione, co-costruzione e allestimento di un set adeguato (un laboratorio di progettazione e riflessione) ; se le persone non si identificano con l’oggetto di lavoro, non si attivano, oppure lo fanno, ma in una posizione di dipendenza rispetto a chi conduce il laboratorio; la dipendenza a nulla serve se il nostro obiettivo è quello di costruire collaboratori in grado di fronteggiare in modo sempre più autonomo l’aumento esponenziale di problemi che attraversano la società.

Manutenzione. Una volta attivata la disponibilità di cittadini, va fatta adeguata manutenzione del capitale sociale creato; il capitale sociale è un’energia infinitamente rinnovabile, ma ne va fatta adeguata manutenzione altrimenti si disperde. È importante consentire un tempo adeguato a questi gruppi perché possano diventare luoghi generativi di progettualità in modo stabile; allo stesso tempo è decisiva la capacità di tenuta rispetto ai movimenti entropici dei gruppi e soprattutto l’allestimento di adeguati dispositivi di governance locale.

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Approfondimento 5
Alcune annotazioni su dati di sfondo relativi alla provincia di Parma

Demografia
– balzo demografico tutto concentrato negli ultimi 12 anni;
– de facto è una nuova cittadina di 54.000 abitanti che si è paracadutata in provincia (quasi tutti stranieri: sono oltre 60.500 persone, pari al 13.5% del totale della popolazione);
– prevalentemente in provincia perché in città il n. di abitanti è rimasto identico;
– poiché tra gli stranieri sono aumentate soprattutto le donne dell’est possiamo fare l’ipotesi che l’aumento sia collegato al problema dell’assistenza agli anziani soli/non autosufficienti in provincia;
– il peso degli stranieri nelle variazioni delle diverse coorti d’età è assolutamente preponderante. Gli italiani da soli sarebbero aumentati dello 0,3% (mentre la popolazione nello stesso periodo è aumentata del 14%). In molte coorti d’età gli italiani registrano un segno meno. Gli stranieri sono in maggioranza sul peso dell’aumento demografico fino a 64 anni.

I comuni con la maggiore percentuale di stranierei sono:
Colorno 19,8%;
Calestano 18,2%;
Fornovo 17,7%.

– la società risulta demograficamente spaccata in 2: over 50 con netta prevalenza di italiani; under 50 con aumento crescente di stranieri;
– il turnover della popolazione è molto elevato (tra i più alti d’Italia, comunque sempre tra il 9 e il 12% ogni anno); gli stranieri ternano con un’intensità tripla rispetto agli italiano, ma anche questi ultimi hanno un peso molto elevato quanto a numeri assoluti (circa il 60%);
– il turnover è elevato perché non è aumentata solo l’immigrazione: l’emigrazione è tornata a livello degli anni 50: dal 1983 è raddoppiata. Progetti migratori falliti, cambio di abitazione più frequente per motivi di lavoro o di modificazione della struttura delle famiglie (separazioni). Il turnover è più elevato in città e più basso in montagna (nonostante l’emigrazione che caratterizza queste zone);
– dire che aumentano gli anziani significa poco ormai; le coorti d’età vanno segmentate e solo così si scopre che l’aumento è concentrato tutto sugli over 80, con evidente aumento del lavoro di cura per famiglie e servizi;
– la composizione delle famiglie si è profondamente modificata:
quelle con 1 solo componente sono quasi triplicate in 40 anni: erano il 13,6 % nel 1971 e sono il 36% nel 2011;
quelle con 5 e più componenti viceversa quasi scompaiono passando dal 15,4% del ’71 al 3,9% del 2011;
complessivamente le famiglie con 1 o 2 componenti passano dal 38% al 65%.

Economia
I dati economici sono meno inquietanti rispetto al resto della regione.
Il PIL tiene nonostante sia fermo da qualche anno.
L’export aumenta.
Occupazione e disoccupazione vanno meglio rispetto alla altre province emiliano romagnole.
La Cassa integrazione fa registrare un numero piuttosto elevato di lavoratori coinvolti (utilizzando le stime dell’osservatorio CGIL di Reggio Emilia, Parma non ha meno di 35.000 lavoratori vulnerabili tra cassintegrati e disoccupati).
Le rimesse degli immigrati sono piuttosto basse, segno non di scarso guadagno ma di intenzionalità di integrazione.
Gli stranieri versano ogni anno a INPS e erario 170 milioni di euro.

Sofferenze bancarie
Sono aumentate del 162% dal 2009 al 2013. Si tratta di distinguere quelle relative alle famiglie da quelle concernenti le imprese.

NEET (ragazzi che non lavorano né studiano)
Sono in un numero basso rispetto al resto delle regione (4800) ma sono concentrati più che altrove nella fascia 15-19 (Parma ha il più alto tasso di insuccesso scolastico della regione nelle scuole medie superiori.

Servizi sociali
– Oltre 6000 badanti (1 ogni 8 anziani over 75);
– Minori:
il 9,3% del totale dei minori abitanti nel territorio provinciale è seguito dai servizi (seconda provincia in Emilia Romagna) -nel comune di Parma la percentuale sale al 17%-
il 54% di questi sono stranieri (seconda provincia in Emilia Romagna );
nel 2012 i minori seguiti dai servizi nel comune di parma erano 3107; nel 2013 erano 4585 (800 in più in un solo anno).

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Bibliografia essenziale

ACRI, Le fondazioni e il welfare: analisi, prospettive e modelli di intervento, 2014

  1. VV., Disegniamo il welfare di domani, Prospettive sociali e sanitarie, 20-21, 2011

Fosti G., (a cura di) Rilanciare il welfare locale. Ipotesi e strumenti: una prospettiva di management delle reti. Cergas Bocconi-Egea, Milano, 2013

Fondazione Emanuela Zancan (2014), Welfare generativo. Responsabilizzare, rendere, rigenerare. La lotta alla povertà. Rapporto 2014, Bologna, Il Mulino.

Magatti M., Giaccardi C., Generativi di tutto il mondo unitevi, Milano, 2014, Feltrinelli

Manghi S., Ritrovare e rinnovare lo spirito del welfare, Animazione sociale, n.282, 2014, pp. 3-14

Mazzoli G., Come cambia il lavoro di comunità, Welfare oggi, 3/2013

Mazzoli G., Articolare la partecipazione in tempi di esodo dalla cittadinanza, Animazione sociale, 245/2010

Vecchiato, T. (2014), Il welfare generativo, una sfida politica e sociale, in “Studi Zancan, 4, 2014, pp. 40-44

Olivetti Manoukian F., Oltre la crisi. Cambiamenti possibili nei servizi sociosanitari, Guerini, Milano, 2015